LATTI | MILKS

2019-2020, cotton, wool, natural dyes, dimensions variable (each with a diameter of about 90cm min. – 140 cm max.)

Exhibition view, “Arteimpresa”, Saletta Campolmi, Prato

 

Latti is the result of a process that started in June 2019 and on which I’m still working, opening it to a collective practice.

I had imagined an installation of circular elements, in a milky-white colour, made with fabrics, to be set up on the floor, like precious rugs. I had admired my mother crocheting, in the meantime it was getting sharper in my mind the image of the white rugs, and I understood that the two things would go together. So I asked her to teach me and we started one next to the other. 

I use natural cotton and wool, pieces of old sheets, recycled fabrics and factory waste; with natural dyes I give the fabric light shades of color that turn around white and beige. Readings and listening intertwine with practice, I weave thoughts about the circularity of nourishment, about the thought that what nourishes us is to to be immersed in reciprocity and a flow of goods and relationships.

The white colour, the roundness, the spirals, the horizontality of the carpets on the ground, the function of covering the floor, the slowness of crocheting, are elements that refer to a dimension of care, attention, motherhood and life. I very soon started to call these objects, “milks.”

The carpet is an important element in my imagination for its function and horizontal position: it is a way of taking care of the floor of our houses, and a way of making the ground a space that can no longer be walked on with shoes, a place to touch with naked feet, to lay on, to caress or to sit on to play and talk. It is a space that asks us for a different position from the one we are used to standing upright: the carpet brings us down, close to the ground. Being on the ground is also the condition of the children, who are playing or who are not yet walking, or of the group that sits on the ground in a circle to talk. A piece of furniture, which is part of a “place”, the house, becomes itself a “place”, created by an interweaving process, which requires slowness and care.

“The work becomes a physical place where to weave relationships, a space for meditation. The spiral-shaped structure, made even more evident by the light color of the fabric, introduces a centrifugal motion that radiates outwards suggesting an idea of continuous and constant growth which, from the family space, arrives at a universal dimension: the perpetual flow, the circularity of time in the idea of an eternal return of life.” ( From the exhibition text by Erica Romano and Silvia Bellotti, curators of “Arteimpresa”, group show, January 2020, Sala Campolmi, Prato.)

Latti è un lavoro iniziato a giugno 2019 e che sto ancora portando avanti, cercando di aprirlo a una dimensione di pratica collettiva.

Avevo immaginato un’installazione di elementi circolari, di colore bianco-latte, in tessuto, posizionati sul pavimento, come preziosi tappeti. Avevo ammirato mia madre lavorare all’uncinetto, nel frattempo avevo sempre più nitida in mente l’immagine dei tappeti bianchi, e ho capito che le due cose sarebbero andate insieme. Le ho chiesto di insegnarmi e abbiamo cominciato una accanto all’altra. Dopo poco ho iniziato a chiamare questi oggetti, “latti”.

Utilizzo cotone naturale e lana, pezzi di vecchie lenzuola, stoffe di recupero e scarti di fabbrica; con tinture naturali dò al tessuto leggere sfumature di colore che virano intorno al bianco e al beige. Accompagno alla pratica letture e ascolti, intreccio pensieri sulla circolarità del nutrimento, sul fatto che ci nutre l’essere immersi in una reciprocità e un fluire di beni e relazioni.

Il bianco, la rotondità, la spirale, l’orizzontalità del tappeto sul suolo, la funzione di ricoprire il pavimento, la lentezza del lavoro all’uncinetto, sono elementi che rimandano a una dimensione di cura, attenzione, maternità e vita.

Il tappeto è un elemento importante per la sua funzione e posizione orizzontale, rappresenta un prendersi cura del pavimento delle nostre case, e un modo di rendere il suolo uno spazio non più calpestabile con le scarpe, ma un luogo da toccare a piedi nudi, su cui adagiarsi, da accarezzare o su cui sedersi per giocare e parlare. È uno spazio che ci chiede una posizione diversa da quella che siamo abituati a tenere in piedi, in verticale, ci porta in basso, vicini al suolo. Questo stare a terra è anche la dimensione dei bambini, che giocano o che non stanno ancora camminando, o del gruppo che si siede a terra e in cerchio per parlare. Un oggetto di arredamento, che è parte di un “luogo”, la casa, diventa esso stesso “luogo”, un luogo creato da un’azione di intreccio, che richiede lentezza e cura.

“L’opera diviene così luogo fisico dove intessere relazioni, spazio di raccoglimento. La struttura spiraliforme, resa ancora più evidente dal colore chiaro del tessuto, inaugura un moto centrifugo che si irradia verso l’esterno suggerendo un’idea di crescita continua e costante che, dallo spazio familiare, approda ad una dimensione universale: il perpetuo fluire, la circolarità del tempo nell’idea di un eterno ritorno di cui si nutre la vita.”  (Tratto dal testo di Erica Romano e Silvia Bellotti, curatrici della mostra “Arteimpresa”, gennaio 2020, Sala Campolmi, Prato.)